Audiodrome
Quando alla musica si aggiungono attitudine e voglia di condividere i propri ideali, il disco diventa solo una delle parti in gioco nel dar vita ad un insieme più grande e complesso. Questo è il caso dei Cose Perse, formazione con una gran voglia di mettersi in discussione e di comprendere cosa rimane oggi dell’originaria ideologia punk e d.i.y.. Il minimo che Audiodrome poteva fare era porre loro alcune domande per completare il quadro offerto in sede di recensione.
Partiamo dall'esigenza di scrivere una introduzione al vostro ultimo CD, a testimoniare che oltre la musica c'è di più e non basta fermarsi ad essa. Cosa muove allora Cose Perse?
Flavio: Cosa ci muove... L'espressione, di sicuro. Ma mi auguro che non sia un banale bisogno di gridare di sé al Mondo. Questo è quello che succede con il web, con i social network e le message board e simili. Un bisogno di dire "Guardami! Sono qui! Guarda le mie foto! Guardami mentre sto con i miei amici! Guarda dove sono andato in vacanza! Leggi 'cosa sto pensando'! E magari lascia un commento! Ascolta cosa sto ascoltando in questo momento! Guarda cosa sto leggendo e cosa ho letto! Ehi, questi sono i miei programmi TV preferiti! L'ultimo film che ho visto è questo! Sono fan di questi gruppi! Mi apprezzi?!". Gesù... Non voglio essere ipocrita: sono felice quando qualcuno mi dice di apprezzare ciò che suoniamo, i miei testi, le nostre performance. Ma se mi dovessi accorgere di suonare solo per gridare di me a una fetta di Mondo, beh, spero di avere le palle per smettere di farlo.
Se il d.i.y. non è più necessità, cosa è allora? Verrebbe da dire scelta consapevole, ma per molti mi sembra rischi di essere più una scorciatoia (per avere il disco fuori quanto prima, spesso a discapito del suo effettivo valore) o, peggio, una moda (perché è cool far parte del giro dell'autoproduzione). Sono solo un vecchio brontolone o c'è del vero?
Flavio: Secondo me non c'è più niente di "cool" nel far parte del giro dell'autoproduzione. Guardaci: tanto sbattimento e poche soddisfazioni. No, magari era più "cool" un tempo, ma era "cool" perché se dovevi starci dentro dovevi impegnarti e allora non è che sembravi "cool", ERI "cool". Eri una persona interessante, con degli obiettivi, degli impegni, delle conoscenze sulla vita che solo questo modo di fare le cose ti dà.
Non so, non penso che sia una moda, oggi. Oggi è una moda il punk e l'hardcore, quello sì. Ma tanto, visto che il d.i.y. non è più una necessità, non c'è bisogno di essere d.i.y. per essere nella moda. Poi d.i.y. mi sa che sta diventando una parola inflazionata. O forse sono io che ho in mente un significato diverso da quello degli altri. Questo mi spiace, perché mi rimangono pochi contatti di gente che considero davvero valida.
Nell'introduzione si parla anche di myspace, emule e le message board. Qual è secondo te il giusto rapporto con internet e come può diventare un alleato dei contenuti anziché un nuovo strumento di massificazione?
Flavio: Sono un po' diffidente verso chi dà regole valide per tutti e tutto. Mi verrebbe da dire che il buon senso è la pratica migliore. Ho smesso di frequentare message board perché non trovavo stimoli, ma solo bisogni di dire la propria opinione sopra quella dell'altro. Uso MySpace per pubblicizzare i nostri eventi e come mezzo aggiuntivo e secondario per veicolare messaggi, perché credo che questo sia il suo uso migliore. Non scarico molta musica e quando lo faccio, se il disco mi piace, lo compro per supportare il gruppo - ma questo non mi esime dal continuare a comprare dischi a scatola chiusa.
Grazie alla rete e agli mp3 siamo finalmente giunti alla musica alla portata di tutti, ma voglio fare anche qui il provocatore: non è che con questa nuova libertà di espressione (per creare musica e metterla in rete bastano ormai un pc e la connessione a internet) chi ha davvero qualcosa da dire rischia di annegare in mezzo ad un oceano di gruppi finti?
Flavio: Immagino che tutti abbiamo qualcosa da dire: con che criterio dovremmo impedirlo ad alcuni o permetterlo ad altri? Se i Finley piacciono alle dodicenni, ho il diritto di privarle dei Finley? Quello che mi domando io è: il problema è chi carica o chi scarica musica? Chi dice o chi ascolta? Perché i Finley scrivono testi di merda, ma c'è pure qualcuno che li ascolta. Se nessuno ascoltasse ciò che dico non importerebbe più se continuassi o smettessi di dirlo. Il problema è che questo vale sia per ciò che tu e io riteniamo valido, quanto per ciò che riteniamo merda. Estendendo il concetto: se la merda piace, ci sarà qualcuno che inizierà a venderla.
Come si inseriscono in questo contesto i Cose Perse, che se non erro hanno un'attitudine decisamente più in linea con la vecchia scuola e soprattutto continuano a battersi per determinati principi in ambito punk e d.i.y.?
Flavio: In questo momento non so dirti come ci inseriamo, davvero. E' un momento un po' strano. Non mi sembra di far parte di niente, oggi; dove potremmo inserirci? Probabilmente è anche colpa nostra... Non so, non saprei davvero risponderti.
Il vostro approccio alla musica non è mai troppo estremo e sembra tener sempre presente la necessità di far arrivare il messaggio e di poter essere condivisa con l'ascoltatore. È solo una mia impressione o c'è del vero?
Flavio: No, sei stato molto attento e preciso. Anche nei concerti siamo abbastanza aperti: quando suoniamo nei centri sociali - ecco, in quel caso sì - mi sento parte di qualcosa; ma non disdegnamo di suonare altrove, quando capita. Il primo concerto punk l'ho visto in una piazza del mio paese.
Comunque hai detto bene: è necessario far arrivare il messaggio, che nel nostro caso riassumo sempre con "fai, dì, pensa il Mondo in un modo diverso".
Perché avete scelto di fare una cover de "Lo Straniero", cosa vi lega a quel brano e perché avete sentito l'esigenza di riproporlo proprio in questo periodo?
Flavio: In realtà la suoniamo dall'uscita di "Tre", più o meno dall'inizio del 2006 - sì, c'è questa cosa che noi le canzoni le facciamo in itinere, non in un periodo dedicato alle canzoni nuove; così capita che un pezzo venga suonato anche per uno o due anni, prima di registrarlo. Penso che Lo Straniero sia per l'hip hop ciò che Lo Spirito Continua è per il punk/hc. L'hh mi ha influenzato parecchio; abbiamo provato ad adattarla e, beh, funzionava piuttosto bene! Poi, se da un lato mi piace il significato individuale che esprime la canzone, è impossibile non notare che da un po' di anni l'ombra della xenofobia si è fatta più lunga sul nostro Paese: non è un brutto momento per riprendere e ripetere il messaggio di questa canzone.
La nostra società (per non parlare della politica), sembra sempre più adagiata sulla concezione americana di patria e Dio, con la paura dell'altro a fungere da motore dell'economia. Credete esista ancora una via di fuga o ci troviamo ad un punto di non ritorno?
Flavio: Esiste, e non dev'essere una via di fuga: bisogna rimanere e cambiare, iniziando con un approccio più critico alla realtà. I punk che spaccano il sistema non vanno più bene, e mi sembra ovvio - sono figli di un'altra cultura. Ma mi stupisce che appaia meno ovvio che nemmeno i pantaloni corti e due tatuaggi sul braccio servano a qualcosa. Mi stupisce che il veganesimo o lo sxe o qualunque altro movimento o ideologia siano prima di tutto modi per criticare gli altri e chiudersi in una cerchia, e non per cambiare se stessi e fare la propria parte. Lo sappiamo bene che la paura dell'altro porta alla distruzione dell'altro. Preferisco unirmi a un gruppo che non mi indirizza verso un nemico comune, ma verso un cambiamento condiviso.
In questa ottica anche la musica sembra aver perso gran parte del suo potere, con una sempre maggiore intromissione dei media e delle grosse industrie anche sulle forme cosiddette giovanili o ribelli (vedi l'emo, il nu metal, il metalcore e così via). Che ne pensate?
Flavio: Credo che il concetto suoni più o meno così: "Perché spezzare qualcosa, quando puoi rivenderlo?". Che ne penso... Posso dirti che non sono d'accordo, e sarei banale, o posso ripetermi e dire: chi è il problema? Chi dice che il ciuffo è "cool" o chi se lo fa? Vedi, da questo punto di vista per me il punk è fondamentale. E' fondamentale dire "Aspetta un attimo, riflettiamo insieme: perché stai facendo questo? Per esprimerti? Bene. Ma, riflettiamoci insieme: forse ci sono modi migliori per farlo; forse addirittura modi che siano utili a te, a chi ti sta intorno e al Mondo".
Cosa bolle in pentola ora, quali progetti avete in cantiere per far conoscere il vostro album e il vostro modo di vivere il punk?
Flavio: Abbiamo risistemato www.coseperse.it e spero di trovare il tempo per renderlo un po' più attivo e interessante. Musicalmente abbiamo tre pezzi nuovi, ma so che prima di un paio d'anni non registreremo nulla. Mi piacerebbe scrivere dei testi un po' diversi, più incisivi, più diretti; non so spiegarmi bene, ancora... Inoltre, ultimamente abbiamo suonato un bel po' attorno a Roma, ma ci piacerebbe uscire più spesso dalla nostra regione: spero che qualcuno ci dia una mano.
Grazie mille per il vostro tempo, a voi la conclusione di questa chiacchierata...
Flavio: Grazie mille a te: dire tutto in un disco è impossibile, non immagini quindi il piacere di rispondere a domande così intelligenti e interessanti. Un abbaccio.
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