Ondalternativa
Intervista a cura di Silvia Eufemi
Dopo il loro ultimo lavoro, senza titolo, i Cose Perse si concedono a Ondalternativa per raccontarsi meglio. Un'intervista di tre ragazzi che volevano suonare tra punk rock, hc e perché no, anche qualche origine hip hop. Tra origini, influenze, desideri, nuovi lavori, incomprensioni, e l'ingrediente che non manca mai: un po' di sano D.I.Y!
Salve ragazzi! Iniziamo con una domanda di rito: chi sono i Cose Perse?
Flavio: Tre che volevano suonare. Davvero, non credo siano molto più di questo. La scelta del punk, del d.i.y., di dire certe cose… è venuta prima. Se suoni, suoni quello che sei. Quindi noi eravamo in un modo e abbiamo iniziato a suonare, facendo venire fuori quel modo di essere nelle nostre canzoni. Poi, certo, il modo non rimane identico nel tempo.
Cosa ne pensate della scena punk romana che vi fa da casa?
Flavio: Sono un po' distaccato dal punk romano; ho idea di quel che succede, ma lo vivo di meno. Un po' di cose sono cambiate in quello che faccio io. Un po' sono cambiate in ciò che si vive nel punk in Italia. Si sta di meno insieme, c'è più individualismo… Forse mi immaginavo una grande crew; forse sono riusciti anche a farla – e io semplicemente non ci sto dentro. Voglio dire, c'è la coreografia, ma niente va in scena. Certo, a Roma ci sono tanti gruppi e tanti concerti, troppi anzi. A che serve un concerto con 10 persone? A 6 € poi. E gruppi che continuano a dire le stesse cose, nello stesso modo? E gente che viene ai concerti per… non lo so nemmeno io perché viene ai concerti. Queste cose sono un po' lontane da come concepisco io il punk.
Ma facciamo dei nomi. I Think About è un po' di tempo che organizzano buone cose, chiamano gruppi da fuori, riinsediano il punk in contesti più consoni. Hanno anche fatto questa fanzine gratuita, "Squirt Zine", un'iniziativa encomiabile. E c'è l'Acrobax, con Rancore e Palkosceniko Al Neon, che secondo me sono i più vicini al concetto di punk d.i.y. senza pose, di impegno e solidarietà, di espressione e denuncia. Peccato che non gli si dia l'attenzione che meriterebbero. Quando uno fa le cose seriamente non gliela si dà mai, da queste parti.
Entrando nel vostro myspace possiamo leggere: "Il punk come espressione. Dire quello che sei, quello che senti, quello che vedi. La chiave di lettura è: pensa, dì, fai il Mondo in un modo diverso". Come dovrebbe essere il mondo per i Cose Perse?
Flavio: Migliore. Dì quello che sei, che senti, che vedi in prima persona, non in terza. Il Mondo non è fatto in un modo. La realtà non è oggettiva, è soggettiva. Devi trovare la tua strada. Che non vuol dire "individualismo". Individualismo vuol dire che ognuno pensa per sé. Quello che dico io è: pensa il Mondo in maniera critica. Perché questa cosa è così? In che altri modi potrebbe essere? Se mi comportassi in modo diverso, cosa succederebbe?
Prima di passare alle domande sul nuovo disco ho da chiedervi due curiosità. Il video di Inverno termina con voi che disintegrate un CD dei Finley, e una delle vostre spillette è uno sfottò ai Good Charlotte. Ed ecco le mie domande: nel video possiamo vedere che il CD dei Finley non è dentro la custodia, nel momento in cui viene distrutta; quindi mi chiedevo chi se lo fosse intascato e cosa ne pensate delle band citate!
Flavio: Onestamente: pensi davvero che avremmo comprato un CD dei Finley o dei Good Charlotte, fosse anche solo per distruggerlo?
Veniamo all’album adesso. Perché avete scelto di non titolarlo?
Flavio: Ci sembra che il punk italiano sia in una fase di indeterminazione, poco chiara, che non si definisce bene. Mi piace pensare che non riuscire a trovare un titolo sia il riflesso del vivere questa situazione. Ma se così non fosse, rimane che ci abbiamo pensato per mesi e non abbiamo trovato niente, e mettere un titolo a caso non è proprio nel nostro modo di fare le cose – e io odio i dischi col titolo di una canzone.
Con questo nuovo album si sentono dei cambiamenti a livello di sound: un po' meno punk rock e più hardcore. Siete soddisfatti del nuovo sound?
Flavio: "Non sono mai soddisfatto e raggiunta una meta ne voglio sempre un'altra. Forse è lo stimolo più grande; ricerco amore e bellezza. Fino alla fine".
Tra le vostre tracce è presente anche la cover Lo straniero dei Sangue Misto, nota band importante nella scena dell’hip hop italiano. Perché avete deciso di coverizzare proprio quella canzone?
Flavio: Amo la scuola anni '90 dell'hip hop italiano. Mi ha palesemente influenzato, sia per testi come Voi e Gente che ne sa, sia in generale nella ricerca stilistica dell'incastro di rime (poi continuo ad amare anche la canzone senza rime, come Il conto). Lo straniero sta all’hip hop come Lo spirito continua sta al punk/hc. E' densa di groove, è sentita, è appassionante e si prestava bene a essere rifatta in chiave punk. In più, l'idea di un testo cantato in due mi è sempre piaciuta e in questo disco si sente a più riprese, soprattutto nei passaggi "botta-e-risposta": mi piace molto la possibilità di trasformare il testo in una sorta di dialogo tra i cantanti. E anche qui, hip hop docet: sentite su YouTube Elementi, con Neffa e Deda, per fare un esempio.
Avete deciso di omaggiare, inoltre, anche 2 film: V per Vendetta e Ronin…
Flavio: Il film di V per Vendetta l'ho visto: carino, ma niente in confronto alla versione cartacea – ed è a quella che si ispira la nostra canzone. Non amo scrivere testi socio-politici: non penso di essere in grado, mi pongo degli standard molto alti; sono argomenti che vanno affrontati con estrema intelligenza; luoghi comuni e demagogia creano canzoni irritanti. L'opera di Moore ha ispirato le due frasi della canzone, poi non me la sono sentita di andare oltre. Se avessi scritto qualcos'altro avrei rovinato tutto, ne sono convinto. Così abbiamo scelto di fare un pezzo molto rock'n'roll, che si basasse solo sui ritornelli e gli intermezzi strumentali.
Ronin, invece, non è assolutamente ispirato al film; né al fumetto di Miller. Questa è una falsa credenza emersa in una recensione, che a quanto pare ha fatto il giro delle recensioni successive. Il film non l'ho mai visto (il dialogo iniziale – che a mio parere rivela una verità impressionante – è preso da "American History X") e il fumetto mi imposi di leggerlo solo dopo aver scritto il testo, per non esserne influenzato. Avevo quest'idea dell'essere un samurai senza padrone, il braccio senza la testa. Cosa fai e dove finisci se non sei più padrone di te stesso, se vivi insultandoti, se rifiuti di guardarti per capire ciò che sei, per tentare di essere una persona migliore? Io me lo chiedo spesso se ciò che ho fatto mi ha migliorato la vita, o se mi sta rendendo una persona peggiore.
Quali sono i vostri progetti futuri? Avete già qualcosa in cantiere? Qualche news in anteprima per Ondalternativa?
Flavio: Mezz'ora fa ho parlato con Ale dei Rancore e gli ho proposto un featuring assieme: mi piacerebbe molto cantare un pezzo con loro; l’EP appena uscito mi mette i brividi. Abbiamo tre canzoni nuove: La paura, Il lungo addio (chiariamolo subito: non è ispirato al libro di Chandler, al film di Altman e tanto meno a Dylan Dog) e Ancora, che è una cover riarrangiata e tradotta di un gruppo inglese anni ’80. Stiamo suonando abbastanza; vorremmo farlo anche fuori dal Lazio, ma pare che ci vada sempre male… Speriamo bene. Grazie mille ragazzi, è stata una bellissima intervista.
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