Cose Perse

Ricreazione.org

Nota di Flavio: quest'intervista risale a parecchi anni fa, più o meno credo l'inizio del 2005. Giulio (Deny Everything) me la fece di persona per la sua fanzine, "Inquietudine". Ma si sa, le fanzine spesso hanno tempi molto lunghi... Dopo un paio di anni, parlando con Giulio, viene fuori di nuovo quest'intervista. Per non sprecarla (è davvero bella, ed essendo domande e risposte dal vivo si sente la loro immediatezza, l'incertezza, la costruzione degli eventi...) abbiamo deciso di rileggera, aggiustarla un minimo e pubblicarla sul sito della sua associazione ONLUS "Ricreazione".
Ora, a distanza di quasi un anno, finalmente la pubblichiamo anche su queste pagine. Troverete tante cose che adesso sono cambiate, magari si sono arricchite: nelle Cose Perse, nel nostro modo di scrivere canzoni, di andare ai concerti, di pensarla relativamente a certi argomenti... ma in ogni caso resta un'intervista molto approfondita su noi e su come siamo arrivati qui. Buona lettura!


Ciao Flavio, cominciamo dall'inizio: quando hai scoperto il punk?

Ho iniziato ad interessarmi alla musica piuttosto tardi, verso i 14-15 anni. Prima ascoltavo qualcosa tipo i Prophilax… Una volta mi hanno regalato un disco dei Pink Floyd, ma non l'ho mai fatto girare. Ero fiero di avere quel disco perché potevo dire di ascoltare musica anch'io! Tuttora non mi ricordo assolutamente come suona… non è neanche uno dei migliori comunque.
E' cominciato tutto qui a Santa Lucia, perché proprio qui c'era un gruppo di punk. Non di punk classici con le creste, ma di punk rockers. Era il periodo adolescenziale, ci si riuniva in gruppi, forse eravamo un po' i ragazzi del muretto di S. Lucia, e da lì ho iniziato a conoscere questa gente più o meno della mia età. Con loro il primo amore è stato per i Ramones. Ho viaggiato con una cassetta, che ho tuttora, con sopra un loro disco più varie canzoni miste: la classica cassetta che ti fa un amico con diversi pezzi; ci ho viaggiato per quasi un anno e poi ho iniziato a comprarmi i dischi, solo dei Ramones. Intanto avevo cominciato a suonare con alcuni gruppi. Il primo in assoluto si sarebbe poi chiamato Sniffin' Glue: ho fatto solo una prova, io cantavo e mi hanno cacciato perché non ero assolutamente adatto. Poi nei Burtons, un gruppetto così, tanto per. Il gruppo più stabile con cui abbiamo iniziato a fare qualcosa sono stati i Remets, più o meno dal '97 fino a metà '99. All'inizio eravamo Mauretto, Andrea ed io (le Cose Perse) più un altro membro, poi lui se ne è andato. Abbiamo iniziato a fare un po' di concerti per Roma insieme ad altri due amici, e poi anche lì è finito. Sono seguiti due anni di vuoto per quanto mi riguarda. Andrea e Mauro invece hanno continuato in altri gruppi punk, pop e anche metal mi pare. Io ho fatto delle prove con gruppi di amici conosciuti qua e là: avevo iniziato a frequentare anche gli S.P.Q.R. Punx per un anno e poi nel 2000 c'è stata la svolta: Radio Riot.


Cosa è successo?

L'idea è nata con un amico di qui, che mi disse che c'erano dei ragazzi che facevano una radio online, e io: “Cazzo facciamolo anche noi!”. La cosa è stata in gestazione per una decina di mesi, fino a quando non ho trovato un altro amico più interessato (Bessone): io avevo l'idea e lui ci ha messo le mani, ha trovato le cose per fare questa radio. E' stata una svolta perché mi ha dato la possibilità di entrare nel circuito DIY (do it yourself), di vedere come funziona questo mondo che io non conoscevo per niente. La radio all'inizio era un modo per trasmettere la musica che ci piaceva, poi gli utenti l'hanno fatta diventare webzine. Noi mettevamo solo le notizie quando ci pareva, più qualche concerto. I Succo Marcio sono stati il primo gruppo che hanno detto: “Vogliamo mettere il nostro disco sulla vostra radio”, e ci hanno mandato il disco. Da lì è stata una reazione a catena… Nel 2001 mi sono rivisto con Mauretto e Andrea: ci doveva essere un concerto a Monterotondo, io e Andrea prendevamo l'autobus insieme e lui mi aveva parlato di questo suo gruppo e del fatto che avrebbero dovuto suonare al concerto; ma c'erano degli impicci coi vari membri e io che avevo voglia di ricominciare a suonare gli lanciai la palla e gli dissi: “Andiamoci noi!”. Il giorno stesso mi telefonò: aveva parlato con Mauretto. Da lì abbiamo dato vita a queste Cose Perse.


Domanda scontata: perchè Cose Perse?

Il nome è nato al nostro secondo concerto. Questa è una rivelazione perché in pochi lo sanno: prima era Cause Perse. In quell'occasione ci hanno chiesto il nome del gruppo, e noi: “Come cazzo ci chiamiamo?” e Andrea: “Cause Perse”. Però Cause Perse sapeva da gruppo sfigato e il giorno dopo ho telefonato ad Andrea: “Perché invece non facciamo Cose Perse?”. Quindi all'inizio il nome non aveva un significato preciso, però l'ha acquistato notevolmente col tempo.


Infatti Cose Perse è un nome molto stimolante, a differenza dei soliti nomi anonimi in inglese. Può significare qualunque cosa ma ti rimane in testa… strano che sia stata una cosa casuale.

Sì infatti, nessuno è mai venuto a chiederci cosa significasse... anche perché non siamo così famosi! Però ha un significato diverso per ognuno di noi forse proprio per la sua casualità. A me non piacciono le cose fatte a caso. Per farti un esempio: vedo che molti gruppi non danno nessun nome al primo disco; io invece volevo assolutamente il titolo, perché ogni cosa secondo me deve trasmettere un certo significato. Però quando proposi di cambiare il nome in Cose Perse c'era un “sentire” qualcosa, anche se ancora non si sapeva bene cosa fosse. So dirti vagamente che per Andrea il significato è “quando ti fai sfuggire l'occasione di fare qualcosa che avresti potuto fare”. Mauro me l'ha detto una volta però non mi ricordo. Per me sono proprio le “cose perse che non tornano”. Da un certo punto di vista è l'adolescenza, è un perdere qualcosa per acquisirne necessariamente qualche altra. L'adolescenza è sicuramente un tema fondamentale perché il gruppo è nato 5 anni fa, avevo 20 anni, quindi ne ero uscito da poco. Per me è un sentimento di perdita.


Quindi Ramones in cuffia, Remets, poi Cose Perse: sempre voi tre. Come nascono i vostri pezzi?

Le canzoni le scriviamo sia io che Andrea ma nelle Cose Perse c'è una regola: chi scrive il testo canta la canzone. C'è solo un'eccezione, Picchia Forte, dove io ho scritto la musica e Andrea il testo. Rispetto ai Remets, dove le canzoni erano veramente semplici - tre accordi: LA RE MI alla Ramones -, e dove anche io che ero incompetente con ogni strumento potevo scrivere qualcosa, con le Cose Perse i pezzi sono più strutturati e soprattutto ci sono i testi in italiano.


Siete riusciti a creare un suono vostro ben preciso, uno stile riconoscibile, sia su CD che dal vivo: è stata una cosa spontanea o calcolata?

Diciamo entrambi. E' stato spontaneo perchè è stato spontaneo! La cosa voluta è stata il non fissarsi su determinati schemi: fin da subito volevamo suonare quello che ci piaceva; se viene fuori un pezzo punk, un pezzo pop o uno rap e ci piace, bene, continuiamo a suonarlo, se non ci piace non lo suoniamo. Forse la parte più spontanea è data dal fatto che abbiamo ascolti diversi: Mauro ascolta molto punk '77 e abbastanza metal; Andrea quasi esclusivamente punk '77; io... eh, eh...


Con la radio ascolterai di tutto...

Sì, ma non soltanto a livello di punk. C'è stato un periodo in cui ascoltavo molto i Subsonica o i Radiohead. Nel punk mi piace quando si coniugano insieme l'amore e la rabbia, tipo i Belli Cosi; mi piace molto l'hardcore torinese, cattivo ma con una base melodica, non l'HC melodico però.
Ma ascolto di tutto, per esempio molto rap italiano: mi ha influenzato anche quello. La spontaneità pura non esiste; le uniche costrizioni sono fare tutto quello che ci piace e il cantato in italiano.


Questa è una zona non particolarmente viva: chi viene ai vostri concerti?

Sembra strano ma qui, nella metà degli anni '90, c'è stato un “movimento” piuttosto grosso di persone che ascoltavano e suonavano punk. Eravamo una trentina, che è molto se consideri quanti adolescenti ci saranno stati. E' che qui non c'è la possibilità di suonare. I Remets i concerti li facevano nelle scuole, nelle loro salette accroccate un po' così, non c'è mai stato un locale che ti faceva suonare; poi se dici “punk” a qualcuno lo stereotipo è quello del caciarone distruttore. Ma i gruppi c'erano. Per esempio ti cito i Taxi, che hanno fatto due tour in America, hanno inciso diversi dischi e abitavano a 500 metri da qui. Di quei trenta punk chi suonava ha diffuso ad amici questa musica, come è successo con me; “Tò, i Ramones: ascoltateli”.
Non so quanto sia grande il nostro seguito. Io ogni tanto vedo gente nuova però sono sempre amici di amici. Quando abbiamo suonato qui mi è capitato raramente di vedere qualcuno che non aveva niente a che fare né con me, né con Mauro, né con Andrea.


Che rapporto hanno le Cose Perse con la scena musicale romana?

Il rapporto con Roma è particolare, ovviamente si basa sull'amicizia. A Roma da una parte c'è un grosso centro di gruppi che forma Roma HC, che è una crew più che altro astratta, ma c'è qualcosa di solido con concerti – almeno uno a settimana o anche di più – o gente che fanno venire da fuori, e così via. Il nostro rapporto con la Roma HC non è molto intenso e non è molto interessato: da una parte perché il nostro modo di concepire la musica è abbastanza diverso da quello di molti di loro – naturalmente non di tutti – non a livello musicale ma proprio a livello “di cosa vuoi farci con la musica”; e poi siamo abbastanza distanti perché noi non suoniamo hc e la Roma HC è molto elitaria: o suoni hc, o sei un amico di, o…
Come ho letto in diverse interviste e recensioni adesso è più opportuno dire che ci sono più scene piuttosto che LA scena. Una di queste è più estremista e vuole solo un certo tipo di punk; ce ne sono altre meno estremiste, magari di gente come noi. Noi possiamo suonare con chiunque, ma anche noi dettiamo certe condizioni: qualche giorno fa ci ha telefonato una tipa che voleva organizzare un concerto dove avremmo dovuto suonare con un altro gruppo e il concerto veniva a costare intorno ai 9 euro; in tutta tranquillità abbiamo detto che non eravamo d'accordo a far pagare così tanto la gente che veniva a vederci. Ci sono quelli dall'altro lato che invece pensano più al business: “Suono questa musica perchè voglio farci i soldi, perché spero di diventare un certo tipo di gruppo”. Quindi ci sono diverse scene. Sono modi di pensare.


Il vostro primo CD non costa più di 5 euro, quello nuovo sarà gratis. Come fate?

I 5 euro li abbiamo decisi con la calcolatrice: non volevamo assolutamente prenderci più di quello che ci poteva servire per coprire le spese della produzione, cioè non la registrazione ma la stampa del CD. Non vogliamo farci i soldi, vogliamo solo rientrarci un po', anche se sappiamo che i soldi non rientreranno mai tutti. Come puoi vedere ho ancora qui un centinaio di copie, il disco non è andato benissimo anche perché siamo molto, molto sconosciuti. E' stato un po' un compromesso: prezzo abbordabile per tutti. Magari stai al concerto, paghi 2 euro per entrare, 3 per prenderti una birra e già stai a 5: io non ti farei pagare il mio disco di più.


Questo CD è un'altra parte della cospirazione mondiale DIY!” Cosa prevede questa cospirazione e a cosa state cospirando voi?

E' una frase geniale che ho trovato nel disco dei Belli Cosi e l'ho copiata spudoratamente. Ma non mi sento in colpa per questo. Il DIY non si ferma alla musica e non si ferma al punk, per questo il nostro disco è solo una parte. E' una bella frase ad effetto, utile anche per riallacciarmi a una cosa che ho scritto all'interno del CD: l'invito a supportare questo modo di muoversi, questo genere di etichette, perché altrimenti questo punk è destinato a morire. Che non vuol dire estinguersi ma cambiare in una forma che non rispecchia per niente l'originale.


Le Cose Perse live: mi hanno colpito molto, soprattutto al primo concerto: Mauro suonava la batteria con le costole rotte sul serio?

Sì, sì è verissimo.


Poi le tue battute e l'atteggiamento di Andrea che stava con gli occhi di fuori, tipo spiritato. E' stato uno show, non un semplice concerto.

Sì, non è stata una cosa casuale, la casualità sta nel fatto che ogni volta si cerca di metterci qualcosa di nuovo. Io credo che, come ha detto Sabino dei Belli Cosi, al concerto ci giochiamo tutto. Non puoi venire al mio concerto e sentire quello che senti sul CD perché a questo punto resti a casa, ti senti il CD e ti risparmi i soldi. Quindi cerchiamo di dare di più: noi stiamo là, ci stiamo divertendo, stiamo suonando la musica che ci piace,… cazzo, cerchiamo di farlo vedere anche agli altri! Mauretto ha suonato con le costole rotte perché non gli creavano troppi problemi, non per fare il figo, eheh.


Parlaci dei pezzi nuovi...

Sì, ci sono stati dei pezzi nuovi, anche se noi cambiamo pure quelli vecchi. Siamo stati molto lenti nel comporli; forse per il fatto che adesso Andrea lavora e quindi mi trovo da solo a scrivere, e anche perché sono pezzi più strutturati e quindi ci metto un po' più di tempo, hanno avuto una gestazione lunga: Inverno, che è la prima canzone nuova, l'ho fatta sentire agli altri circa un anno dopo averla scritta. I pezzi finiranno sul nuovo disco che sarà un EP, un CD con poche canzoni, 5, 6 al massimo, e avranno una registrazione più curata. Ci stiamo un po' complicando, stiamo andando verso un suono meno immediato, anche perché sono quattro anni che suoniamo e stiamo imparando a suonare meglio, quindi è ovvio che vuoi fare di più. Per quanto riguarda i testi sono stati una via di mezzo: per esempio Voi è un testo più ragionato, una critica verso un certo tipo di mentalità che c'è nella scena punk. Saranno pezzi più strutturati ma non perderanno spontaneità perché... non lo so perché, eh eh. Il mio modo di scrivere una canzone solitamente è questo: scrivo prima il testo, che mi deve venire in mente d'impatto… qualche giorno fa ho scritto un testo su un concetto che avevo in mente e l'ho buttato dopo due righe perchè non ci riesco, non ci riesco proprio a farli in modo “lavorativo”... ... ... Cosa stavo dicendo?


Stavi parlando dei testi.

Sì, stavo parlando dei testi... ehm mi sono perso, non mi ricordo: che cosa dicevamo dei testi?


Ehm... lo sai che non me lo ricordo nemmeno io.... comunque stavamo parlando dei testi...

Ah, sì, dicevo che il testo, anche se è più ragionato come Voi, deve avere una sua spontaneità, me lo devo sentire dentro sennò non esce. Di solito per scrivere un testo ci metto massimo un quarto d'ora, ma a dire tanto; poi mi butto subito sulla chitarra e compongo le note iniziali. Insomma lo scheletro della canzone viene fuori in una mezz'ora e la gestazione è un po' più lunga.


Una curiosità: nella ghost track in “Introspezione” chi è che suona il piano?

Andrea. A lui era venuto in mente di fare una versione di Cose Perse con la chitarra acustica. Preso dalla registrazione del disco si è ricordato della Cose Perse acustica quando avevamo ormai finito. Non avevamo una chitarra acustica a portata di mano e il nostro fonico aveva una tastiera. Andrea aveva suonato la tastiera 12 anni prima e poi non aveva più toccato un tasto. Si è messo lì, tatatata e ha registrato tutto. Così è venuta fuori la versione unplugged invece di una acustica, e infatti alla fine si sente Mauretto che dice: “Che palle suonà l'unplugged!”. Per farglielo dire in maniera così smorta il nostro fonico gliel'ha fatto ripetere 8 volte e ha registrato l'ultimo tentativo.


Poco tempo fa ho ascoltato la discografia dei Frammenti. Non li conoscevo, e m'è sembrato che il vostro suono ci si avvicini molto...

F: C'hai azzeccato in pieno! Io ho quasi tutto dei Frammenti, ho i loro 3 dischi, la demo, che mi sono fatto mandare da un conoscente, e tra l'altro ho avuto il piacere di parlare via lettera e non via mail con il chitarrista, che mi ha mandato anche una compilation a cui hanno partecipato dove c'è qualche pezzo inedito. Te lo dico con l'enfasi di un bambino che ha il giocattolo preferito tra le mani. I Frammenti sono per me il gruppo migliore del mondo, te lo dico proprio così perché li amo e li stimo in una maniera quasi sacrale. Vabbeh, ora non esageriamo… mi piace il loro suono, mi piacciono le cose che hanno fatto, perché sono state molto personali. Vengono dalla Torino di metà anni '90, che ha partorito gruppi grandiosi come Belli Cosi, Arturo, Arsenico, gli AllD'Ways, che adesso abbiamo coprodotto con RadioRiot; i Frammenti sono per me l'apoteosi. Mi sono molto ispirato a loro per scrivere le canzoni di “Introspezione” e dico senza problemi che mi sono ispirato completamente a Luca Saini, che è il cantante, per scrivere i testi; non nel senso che l'ho copiato, però se tu senti i testi dei Frammenti sono molto introspettivi, molto lirici, c'è uno stile di scrittura che sembra molto surrealista, dove metti la penna sul foglio e lasci andare i pensieri. Io almeno faccio così, spero di non averli copiati. Abbiamo tra l'altro registrato una canzone 1708 che sta proprio su “L'Appeso”, che doveva andare su una compilation punk mai uscita.


Allora... spero di non essermi scordato niente, non so se vuoi dire tu qualcosa, la frase finale, non uno slogan ma quello che vorresti dire e che non ti ho chiesto.

Sì, magari una cosa che non c'entra un cazzo con le Cose Perse e lo so che può sembrare fuori luogo per l'intervista. Io vorrei consigliare a chiunque di informarsi su tutto, in maniera più costante, in maniera più ampia possibile, perché l'informazione è una delle cose che ci permette di non farcelo mettere nel culo, detto in maniera cattiva. Magari adesso qualcuno sorride leggendo questo... però è vero. In ogni ambito, anche in quello musicale, ci fregano in una maniera spaventosa e l'informazione, la cultura in generale, per me deve essere una delle mire dell'uomo, dicendo un po' lo slogan. (risate)

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