Cose Perse

Ondalternativa

intervista a cura di Laura e Marco

Laura: ragazzi benvenuti su Ondalternativa! Iniziamo questa intervista raccontando la vostra storia... Come siete nati? Ci sono stati dei cambiamenti di line up?

Flavio: prima di tutto ricambiamo il benvenuto e vi ringraziamo per il tempo che ci state dedicando :) Le Cose Perse sono nate come molte altre band: c'era questa musica, il punk rock, che ci ha legati fin dall'adolescenza, e attorno ad essa c'erano una serie di situazioni che abbiamo vissuto assieme. Le Cose Perse sono state un po' una conseguenza di tutto ciò, una ricerca di espressione e una condivisione di intenti ed esperienze.
Cambiamenti di line up… in un certo senso sì: prima delle Cose Perse abbiamo suonato in diversi gruppi, ognuno dei quali vedeva almeno due di noi suonare assieme. Tutti questi gruppi, però, sono finiti relativamente presto, con l'unica costante che in mezzo c'eravamo sempre noi. E dato che la matematica è un'opinione, ma noi facciamo finta di no, abbiamo deciso di fare un gruppo SOLO con noi tre: e dopo cinque anni è ancora qui…


Laura: toglietemi una curiosità: perché avete scelto di chiamarvi così? Che cosa secondo voi si possono definire delle cose perse?

Flavio: sveliamo qualche aneddoto, tanto per pazzeggiare un po' (Word mi dice che "cazzeggiare" non esiste e lo sostituisce con "pazzeggiare": io lo assecondo). Allora, la prima proposta di un nome per il nostro gruppo è stata Calibro 12, fortunatamente comparso solo su qualche fogliaccio scarabocchiato.
Successivamente, al nostro secondo concerto, ci siamo ritrovati ancora senza un nome, ed è venuto fuori Cause Perse. La mattina dopo, non contenti, abbiamo preferito cambiare in Cose Perse: ci sembrava più adatto, con più significati, molti dei quali da scoprire noi stessi. E così è stato…
C'è una cosa che mi piace delle Cose Perse: il fatto che si arrivi a capire determinate cose col tempo e a seconda dell'osservatore; un'acquisizione di consapevolezza per stadi e per persona. Quando scrivo una canzone non sono sempre sicuro di tutto ciò che può dirmi (e ovviamente non posso sapere cosa dirà a chi l'ascolta): ho in mano una serie di significati ma spesso se ne aggiungono di nuovi. Lo stesso è per i testi scritti da Andrea, e poi per i titoli dei dischi e ancora altro… Non è un sintomo di casualità, non mi piacciono le cose fatte a caso o senza senso (ad esempio abbiamo dato un titolo al primo disco e non un s/t, dato che vogliamo sfruttare ogni spazio-comunicativo possibile), è più la famosa punta dell'iceberg freudiana. Tutto ciò per dire che Cose Perse ha più di un significato, cresciuto nel tempo e diverso per ognuno di noi. Per me ancora rappresenta una serie di periodi che non ci sono più, a partire forse dall'adolescenza a tutto ciò che è venuto dopo, che si è svolto e che mi è servito poi come trampolino di lancio per lo stadio successivo.
Forse ho preteso di trovare un po' troppa filosofia dalla domanda, ma volevo rispondere in maniera completa…


Laura: parliamo della vostra ultima fatica intitolata "Tre", perché questo titolo? È molto diverso dai vostri precedenti lavori? Ah, a proposito, quali altri lavori avete all'attivo oltre al già nominato "Tre"?

Flavio: anche con "Tre" la scelta non è stata casuale ed ha un'ampia raggiera di significati. Tre sono le persone dentro questo disco (noi), a sottolineare un po' il carattere autoproduttivo del lavoro, e tre sono le persone dietro il disco (Mario, Alessio, Giacomo), che hanno curato sito, registrazione e grafica, organi indispensabili per la creazione e lo sviluppo di "Tre" stesso. Principalmente è questo per me, ma potrei anche dirti che simbolicamente tre sono le parole del concetto di autoproduzione a cui ci ispiriamo (do it yourself) e che tre è il numero carico di positività, il numero del "bene" (della "perfezione" mi sembra decisamente troppo per noi): non travisiamo eh, niente christian rock o robe simili, forse mi ha un po' ispirato l'"hardcore positivo" per quest'ultimo significato. E tre sono ancora altre cose, probabilmente i miei soci ne avrebbero altre da dire…
Dalle recensioni e dai commenti degli amici abbiamo appurato che tutti sembrano notare una maggiore maturità rispetto al precedente "Introspezione". Sono d'accordo, in più aggiungerei anche una registrazione nettamente migliore, seppure all'ultimo abbiamo dovuto stringere i tempi e fare l'ultima parte di mix un po' di corsa.
Oltre a "Tre" abbiamo cacciato fuori "Introspezione", il nostro precedente full lenght nato grazie alla collaborazione di un tot di etichette coproduttrici (Smartz, KDV, Troskot, Spacciatori Distro, Cervello Morto, Bar-H e Radio Riot). E poi qualche compilation… Abbiamo anche una versione di 1708 dei Frammenti, registrata in fretta e in furia per una compilation che non è mai uscita: la metteremo presto scaricabile da www.coseperse.it


Mauro: avete dichiarato che "'Tre' è un EP gratuito, per ricordare che punk e hardcore sono anche (e forse prima di tutto) un modo di esprimersi, di dire, di comunicare. Prima di tutto di essere, e non apparire. Prima di tutto spontaneità, e non logiche di mercato. Niente esagerazioni, niente superbia, niente iperegoici: siamo un granello di sabbia, ma vogliamo comunque dire come la pensiamo. E' un male? ci auguriamo di no." Questa affermazione mi ha fatto parecchio riflettere e mi ha molto colpito... Volevo sapere a tal proposito che cosa dunque ne pensate delle scena musicale alternativa italiana visto che con questa interessante dichiarazione ne avete accennato...

Flavio: ho iniziato ad ascoltare punk con gente che suonava punk eppure senza sapere niente della scena italiana. Quando molti anni dopo ho maturato appieno la consapevolezza di ciò che c'è in Italia, sono arrivato – lentamente – alla conclusione che è qualcosa da rispettare e supportare. Il punk e l'hardcore italiani sono conosciuti e riconosciuti in tutto il mondo, sia per il loro particolare approccio musicale, sia per il loro distintivo impegno ideologico. L'autoproduzione, come dicevo in un'altra intervista, è stata a mio parere più una necessità, all'inizio, ma si è poi trasformata in un consapevole modo di fare e dire le cose.
L'Italia non ha dato grandi possibilità a chi voleva farsi sentire oltre le Alpi, eppure da sempre abbiamo avuto gruppi che sono riusciti ad andare in Europa, o addirittura in America, senza chissà quale "vendibilità del prodotto" (penso a Negazione, a Raw Power e ancora di più a This Side Up, a Belli Cosi, Threat Of Riot, Purification,… e la lista è infinitamente più lunga). Non sto dicendo che dobbiamo mirare all'estero, anzi non è assolutamente una priorità per me: voglio però far notare che gruppi senza pose e con un'autorevolezza derivata solo da impegno e ingegno musicale sono riusciti a conquistarsi il pubblico italiano ed estero semplicemente con l'ausilio dell'autoproduzione (e "semplicemente" non è adatto a descrivere la forza di propulsione di questo mezzo).
Oggi vedo gruppi con le pose e le foto da boy band (significativo ed esilarante è stato il poster dei Blue che i PHP hanno attaccato sotto il palco durante il loro ultimo concerto a Roma), con testi che non dicono proprio un cazzo e che parlano della stessa roba, per di più in inglese: io questi testi li traduco e capisco bene perché li scrivono in inglese: in italiano darebbero l'immediatezza della loro ridicolaggine. Non c'è inventiva, c'è solo la necessità di ricopiare e ricalcare chi, dall'estero, ci vende dei prodotti scialbi. Oppure anche validi eh: solo che se i Tizi fanno un bel disco non c'è motivo poi per mettere su 10 band in Italia che facciano la stessa identica cosa. Magari poi uno si sceglie il nome del gruppo "fico", il titolo "d'impatto", la copertina disegnata da Salvador Dalì, ed ecco che pensano di essere il "gruppo del momento": e il bello è che molta gente gli dà credito, ma a quanto pare non abbastanza da far durare cinque anni la maggior parte di essi, per fortuna.
Poi, accanto a tutto ciò, sento parlare di D.I.Y. Conspiracy, vedo nascere Piccole Speranze o Aigor Records, leggo Porrozine o Inquietudine, ascolto gli Tsunami o i Kalashnikov,… e mi prendo bene.


Mauro: parliamo ora della parte testuale... Chi è l'autore dei testi? A che cosa vi ispirate? Secondo voi si possono definire poesie messe in musica?

Flavio: no dai, non facciamo un torto ai poeti, a quelli veri. I testi di "Tre" li ho scritti io, mentre in "Introspezione" li ha scritti anche Andrea (in linea di massima vale la regola che la voce principale di ogni canzone è quella di chi ha scritto il testo), ma entrambi senza la pretesa di essere poeti o scrittori, né di avere particolari doti. Poi è questo il bello del punk no? Fare senza saper necessariamente fare.
Per l'ispirazione… beh, principalmente a stati d'animo ed esperienze, credo. Inverno è la fine di un periodo; L'Albero era un momento di riflessione mista a sentimenti particolari; Realtà Piacevole è stata la sintesi di una bellissima settimana… Poi ci sono canzoni come Voi, o precedentemente come Pappagalli Verdi, che si riallacciano più concretamente alla quotidiana realtà. Voi nella fattispecie è una canzone basata proprio sugli argomenti della domanda precedente. Ma anche qui non ho inventato nulla: cose simili le trovate in Mach 5, Laghetto, Belli Cosi, Milkadd,… solo per citare qualche gruppo.


Mauro: se vi chiedessero di dire una manciata di nomi di gruppi sia italiani sia stranieri ai quali vi siete ispirati quali direste?

Flavio: questa è difficile… Posso dirti che di sicuro la Torino Hardcore di Frammenti, Belli Cosi, Arturo e Arsenico (quindi metà anni '90) ci ha molto influenzato, così come il punk rock in linea di massima. Poi…beh, dai Kalashnikov è partita l'ispirazione per Inverno (citata nel disco), dai testi dei Mach 5 e di Kaos l'idea su come strutturare il testo di Voi… Per il resto continuo a leggere recensioni che ci avvicinano a Punkreas, Derozer e Peter Punk, che non sono tra i miei ascolti e che a cui personalmente non faccio riferimento. Altre invece ci hanno avvicinato a Bad Religion e Social Distortion, che anche non ascolto ma in cui forse trovo qualche elemento simile in più. In più posso dirti che Andrea ascolta molto reggae e original ska, e con Mauretto anche parecchio punk '77.
Personalmente non arriviamo alle prove con l'intenzione di fare qualcosa che fa qualcun altro. Ritroviamo le immancabili influenze una volta finita la canzone.


Laura: come siamo messi a concerti, ragazzi? C'è un concerto che ricordate con maggior piacere? Come vi preparate a un live? Avete dei gesti scaramantici?

Flavio: un concerto che ho ricordato con grande piacere attraverso delle foto è il nostro primo concerto. Ma non si trattava di Cose Perse e si parla del 1997 più o meno.
Con le Cose Perse penso sia stato quello per la presentazione di "Tre", lo scorso 21 febbraio: bei suoni, bella performance, bella carica e soprattutto bella gente sotto il palco. Abbiamo dato veramente molto, sono felice che l'abbiano videoregistrato: presto, con l'aiuto della Rigetto Produzioni (un gruppi di amici che fanno corti), lo metteremo scaricabile da www.cosperse.it, proprio come tutto il disco.
Gesti scaramantici non ne ho, non sono molto superstizioso.


Mauro: prossimi concerti e progetti imminenti?

Flavio: abbiamo suonato tre volte a Roma in poco più di un mese dalla presentazione del concerto. Stiamo cercando di organizzare qualcosa fuori con non poche difficoltà, ma siamo fiduciosi (e accettiamo ogni aiuto in proposito). Per il resto abbiamo già un paio di canzoni nuove e un altro paio in cantiere. Parlocchiando con Sarta dei Kalashnikov è uscita fuori l'idea di uno split, ma sono assolutamente discorsi da "pub virtuale" (lui è a Milano, noi a Roma), quindi diciamo che il progetto, sempre che esista, è allo 0,5%. Grazie mille dell'intervista: un abbraccio e buona fortuna.

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