A Fire Inside
Qual è il vero messaggio che vorreste trasmettere con il nome "Cose Perse"?
Nella vostra biografia leggiamo "stato esistenziale facilmente intuibile e
sicuramente vissuto da chiunque almeno per un periodo della propria vita".
Spiegateci meglio. E invece da dove nasce il nome "Introspezione"?
Flavio: messaggio... forse non è proprio la parola corretta, io direi più
stato d'animo, emozione, sentimento,... cose così. Non è proprio un messaggio
univoco, ma due parole sulle quali si può rifletere empaticamente, facendole
calzare su se stessi. Ma a dire la verità questa è un'interpretazione che ho dato in base alla tua domanda ahahah!
Il nome non è nulla di così complicato: ci piaceva. Ha assunto il suo significato con passare dei giorni e quella frase che hai riportato è la mia interpretazione: Mauro e Andrea ne danno
un'altra loro, personale, individuale. Io intendo uno stato di perdita di
una o più parti di se. E' capitato a tutti e continua a capitarci. Il
sentirsi maturare, il cogliere la propria individuazione personale, comporta anche il rendersi conto che qualcos'altro è andato necessariamente perduto.
La fine dell'adolescenza è un esempio, ma non l'unico... Potrei parlarne per
un'ora, ma forse non è il caso :D
"Introspezione", più semplicemente, è la sintesi di ciò che descrivono i
nostri testi - in primis - e la nostra musica. Ci siamo ritrovati con dei
testi intimi, profondi (nel senso che hanno scavato dentro) e nel contempo
riflessivi. L'introspezione è una tecnica osservativa e descrittiva dei
propri stati d'animo, sensazioni, emozioni, percezioni... Ci sembrava
appropriato.
La band è nata veramente con il solo spirito di divertirsi? E quali sono
ora gli obiettivi che vi prefiggete di raggiungere?
Flavio: sì sì, puro divertimento! Figurati che noi suoniamo insieme da quando
abbiamo 12-14 anni: ora ne abbiamo 22-24! Con le Cose Perse abbiamo iniziato
3 anni fa e il progetto si è fatto un po' più serio. O meglio, più preciso,
più consapevole. Prima abbiamo attraversato 3-4 band, registrando demo in
casa, facendo concerti sporadici e cazzeggiando molto. Adesso, complice
l'età, sentiamo bisogno di prendere le cose più seriamente. Gli obiettivi
però sono sempre quelli: suonare, suonare per la necessità di esprimersi, di
parlare, di cantare, di gridare. Zero businness, non ci interessa fare i
soldi, ma al massimo pagare le spese del gruppo (corde, benza,
registrazione...). Per ora però non ci riusciamo ahahah E va bene così :)
Dato che vi sono persone che non conoscono ancora il significato della
sigla d.i.y. e dato che voi pensate sia uno "strumento" importante per chi
crede nelle proprie idee, sareste così gentili da svelare, appunto, il suo
significato secondo il vostro approccio?
Flavio: d.i.y. è una sigla inglese che sta per do it yourself, cioè, fattelo
da solo; è un movimento culturale nato in seno al punk degli anni '80, da
band quali Crass o Subhumans. Il resto lo sapete già e se non lo sapete sono
sicuro che su internet troverete chi lo spiega meglio di me. Farsi le cose
da soli, autoprodursi, è un sistema per dire la propria senza terzi che
interferiscano. Ma non solo. E' un concetto "illuminato" di espressione.
Niente mezzi termini, si fa così, è così, dal produttore al prodotto non
cambia niente, è tutto più genuino: anche la comunicazione. Si fanno le cose
come le si vuole fare e, se si ha voglia di sbattersi
parecchio, è possibile renderle accessibili a tutti. Non mi stancherò mai di
citare l'esempio dei Kalashnikov, band combat rock milanese che ha diffuso
la sua musica tramite tante etichette europee, asiatiche e sud americane. E
una cosa fondamentale, per me, è il prezzo, che grazie a questo metodo di
diffusione della musica è possibile mantenere a livelli accessibili a
chiunque. I Kalashnikov, tanto per restare in tema, vendono i loro dischi
intorno ai 5-6 euro.
Nella vostra biografia leggo inoltre che i testi sono molto personali e per
questo sono scritti da chi li canta. Ma sbagliamo ad affermare che
contemporaneamente le vostre parole rispecchiano una realtà amara-triste che
ci circonda tutti i santi giorni?
Flavio: no, non sbagliate, avete colto un elemento precipuo. Anche se dai,
non è che ci circonda tutti i giorni :) Altrimenti saremmo proprio sfigati!
I testi sono per lo più dei sentimenti estroflessi su carta. Stati d'animo
spesso amari-tristi, come avete ben detto, di cui sentivamo il bisogno di
liberarci, di esplicitarli. Come detto, le Cose Perse sono un gruppo che ama
e valorizza l'espressione. E così ci siamo espressi. Ma poi beh, non è nulla
di nuovo. Sono milioni i gruppi che hanno scritto canzoni generate da questi
sentimenti. Forse è il bisogno di comunicare, di tirare fuori, o il
tentativo di rinchiudere quei brutti momenti in una prigione di carta e
inchiostro, esorcizzandoli durante le prove, i concerti,...
Incuriositi dal fatto che il vostro brano Pappagalli Verdi sia ispirato
dall'omonimo libro di Gino Strada, vi chiediamo cosa vi ha spinto
innanzitutto a prendere tale spunto...
Flavio: come hai detto prima, il testo per noi sono molto personali: di
solito nasce prima il testo e poi chi l'ha scritto lo accompagna con una
musica, successivamente arrangiata in studio dal gruppo. La musica di
Pappagalli Verdi però fu l'unica ad essere nata interamente in sala prove.
Allora dovevamo trovare un testo che si adattasse ad essa, e questo era
indubbiamente limitativo. Credo che sia per questo che non abbiamo usato un
testo "introspettivo": in quel caso avremmo dovuto far straripare un fiume
di parole che, ovviamente, non sarebbero automaticamente andate ad
incastrarsi nella musica. Un giorno, mentre stavo tornando a casa, mi sono
trovato a canticchiare quella canzone, e mi venne spontaneo dire "Pappagalli
Verdi..." (sarà che la mia ragazza mi aveva da poco regalato il libro...). E
così, una volta a casa, costruii il testo...
Che ruolo possiede, in una band come la vostra, la tecnica. Quanto
"puntate" su di essa?
Flavio: mmm... cerchiamo di essere precisi, di imparare di più dai nostri
strumenti, di chiederci il più possibile. Purtroppo, però, per motivi
personali non abbiamo la possibilità di provare più di una, due volte alla
settimana. Poco, troppo poco. E così credo che finiamo per limitarci. E' una
cosa che mi spiace profondamente...
Personalmente ritengo che la tecnica sia importante, ma non bisogna
abusarne. Un buon gruppo non è quello che fa giri di basso alla velocità
della luce o fingers play micidiali. Ci vuole, a mio avviso, personalità,
tanta, tanta personalità.
Se non sbaglio qualcuno di voi porta avanti, con anni di duro lavoro, anche
la webzine Radio Riot, nata come Radio on line e ora Distro. Credete molto
nel ruolo di realtà indipendenti come fanzine, webzine, ecc? Pensate che
veramente possano dare un supporto concreto alla scena emergente?
Flavio: Radio Riot (www.radioriot.org) è una creatura mia e di Bes (un
ragazzo di Torino) nata circa 4 anni fa, subito dopo Punkadeka e Munnezza.
Ci chiedi se crediamo molto nel ruolo di queste realtà e se pensiamo che
servano, ma credo che la risposta sia implicita nel fatto che siamo ancora
qui. Abbiamo speso tempo, denaro, incazzature, eppure continuiamo a fare
quello che facciamo, senza alcun ricavo economico, senza che nessuno ci
obblighi, ma solo con la nostra voglia di farlo. Perché? ... ......
.........già, perché? Effettivamente ora che me lo chiedo non trovo un
senso, quindi credo che domani mattina la prima cosa che farò sarà chiudere
Radio Riot e aprire una salumeria. Ahahah... mio dio sto delirando... Dunque,
dicevamo? Sssì... beh il supporto lo dai sicuramente: ormai i ragazzi hanno
confidenza con i mezzi di comunicazione usati dalla "scena", e quindi sanno
che per avere maggiori info sui gruppi che gli interessano possono
acquistare la tale fanzine o visitare il tale sito. I commenti, gli
incoraggiamenti, gli accessi e gli acquisti nella distro ti fanno poi capire
che la gente apprezza, e questo ti spinge a
tirare dritto. Il supporto di webzine come aFIREinside, Munnezza, Passione
Alternativa, Skakko, Radio Suicide, Punk 4 Free, Punk For Fun, In Your Eyes,
Movimenta, Radio Riot e tutti gli altri (vi citerei tutti raga, ma siete
davvero tanti e io sono troppo vecchio per ricordarmi ogni nome) è
utilissimo secondo me. Soprattutto quando stai guardando un sito porno ed
entra improvvisamente la mamma: un click veloce veloce ed ecco che compare
la schermata delle news di Radio Riot.
Come ultima cosa vorrei chiedervi se credete che le "Cose Perse" durino in
eterno. Progetti per il futuro?
Flavio: in eterno?!? Noooooooooooo, ma scherziamo?! E chi si sopporta più
dopo un po'! Oè, io 'sti due li conosco da dieci anni ormai, mica me li
dovrò sorbire fino alla morte? No, no, non se ne parla. Le Cose Perse
dureranno finché gli andrà di suonare, finché avranno la possibilità di
farlo, il tempo, la voglia, i soldi,... Non c'è nulla di scritto, nulla di
preciso. Que sera sera.
Per il futuro: da poco è uscita uno split benefit per la Fondazione Idea ma
purtroppo ci siamo accorti solo a cose fatte che è stato un grave errore;
anche se non sto qui a spiegare il perché (ma mi rendo disponibile per
chiunque lo volesse sapere), ci assumiamo le
responsabilità di quanto fatto: la prossima volta ci informeremo meglio.
Poi, tra qualche mese, uscirà una compilation su LP di cover di gruppi hc
italiani, dove abbiamo partecipato con la cover dei Frammenti, 1708. Poi
non so... abbiamo un paio di pezzi nuovi, pochini... le cose (perse) vanno un
po' al rilento, ma credo sia dovuto al periodo, molto pieno per noi. Da
settembre rinizieremo a pensare all'attività live, poi non so... domani è un
altro giorno, si vedrà.
Grazie ragazzi! E mi raccomando, cercate di rispondere ogni tanto alle
e-mail della gente! ;)
Flavio: acc, a chi non abbiamo risposto? Perdono non volevamo :( Grazie a
voi ragazzi, è stato un piacere. Posso dire il nostro sito? Lo dico
www.radioriot.org/coseperse
Baci&abbracci**
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