Cose Perse

Gianluca Sgueo

Premessa: questa intervista fu fatta da Gianluca Sgueo, ex cantante dei Threat Of Riot. L'intervista finì poi su diverse webzine e purtroppo non ci è possibile linkarle e ricordarle tutte. Speriamo che i vari siti ci perdonino: nel caso in cui abbiate quest'intervista contattateci! vi linkeremo in questa pagina il prima possibile



Cominciamo parlando del gruppo e della sua attività. Non ti chiedo una biografia ma piuttosto un breve bilancio di quello che avete realizzato finora, come lo avete realizzato e cosa vi proponete di realizzare in futuro.

Flavio: In quasi tre anni di attività abbiamo dato alla luce un demo su MC, un singolo autoprodotto per introdurre il nostro primo full length, e ovviamente quest'ultimo, "Introspezione", uscito lo scorso gennaio e coprodotto da diverse etichette tra Italia e Bulgaria. Il tutto ovviamente è stato condito da diversi concerti, non moltissimi, ma quanto (ci) basta.
Indubbiamente non è molto quello che abbiamo fatto, ma a noi sta bene così: non abbiamo fretta di raggiungere qualcosa, semplicemente perché non c'è nulla da raggiungere. Suoniamo perché amiamo suonare, tutte le cose vengono col tempo.
Il futuro vede un minitour di quattro date (tra Roma, Bologna, Milano e Torino) ad aprile, ed intanto continuiamo a scrivere pezzi nuovi.


Cosa cambieresti nella vostra esperienza e come lo cambieresti? Oppure sei soddisfatto di quello che hai ottenuto? Perché?

Flavio: Non saprei, sai... Credo che a tutti e tre ci vada bene quello che abbiamo in mano, nessuna occasione persa direi... Certo ci sono gli immancabili dettagli che vorresti cambiare, ma niente di particolarmente eccezionale. Come dicevo sopra, siamo soddisfatti dei nostri risultati perché abbiamo ottenuto esattamente in proporzione di quanto abbiamo dato: di più non potremmo fare.
Ecco, una cosa forse la cambierei: se avessimo tempo e denaro cercherei di provare più spesso, è sempre un bene fare molte prove.


L'esperienza "Radio Riot" è senza dubbio una realtà a livello italiano. Accanto a grandi webzines del calibro di Munnezza o Punkadeka ci sono parecchi altri siti che si propongono di promuovere e supportare la nostra scena e quella straniera. Questo richiede tempo e sacrifici costanti. Ti sei mai chiesto cosa sarebbero state le Cose Perse senza RR? Hai mai pensato di abbandonare uno dei due progetti per dedicarti esclusivamente all'altro?

Flavio: Partendo dalla fine, no, non ho mai pensato seriamente di abbandonare uno dei due progetti per l'altro. Li considero entrambi una passione, una bella parte della mia vita: non ho voglia di rinunciare ad uno o all'altro. Quando succederà sarà solo perché non poteva andare in altro modo. Mentre per le Cose Perse senza Radio Riot... a dirla tutta me lo chiedo in questo momento per la prima volta! Sicuramente sarebbero state diverse. Perché RR mi ha messo in contatto con un mondo musicale infinitamente più ampio di quello che conoscevo io e che chiamavo "punk". E non solo: anche il modo di pensare è andato via via modificandosi. Concetti quali d.i.y. o autoproduzione mi erano quasi del tutto estranei: RR mi ha permesso di entrarci più in confidenza, di farmi delle opinioni precise, e anche di conoscermi meglio. Tutto questo ha influito sicuramente sul mio contributo alla musica e allo stile delle Cose Perse; senza sarebbero state quasi come con un altro componente al mio posto.


Abbiamo parlato di Radio Riot dando per scontato che tutti la conoscano. Potrebbe non essere così. Dacci una breve descrizione di quello che è la radio e dei suoi intenti.

Flavio: Radio Riot è una radio punk autoprodotta, nonché webzine, che trasmette sul web, e che dedica entrambe le caratteristiche soprattutto alla scena punk italiana. Riccardo Bessone (l'altro fondatore) ed io abbiamo iniziato questo progetto nell'estate del 2000 quasi per gioco. Pian piano ne abbiamo visto le possibilità, ci siamo accorti di come stesse crescendo e abbiamo pensato di poter dare un valido contributo alla scena. Tutt'ora parliamo soprattutto di punk (e hardcore, e ska, e oi, e...ccetera) nostrano e cerchiamo di dar spazio a gruppi che altrove non ne hanno.
Speriamo che la radio, ed il sito (www.RadioRiot.org), possano diventare un punto di riferimento per questo tipo di band.


Tornando al rapporto tra Cose Perse e Radio Riot. Molti siti italiani (non faccio i nomi) non si fanno scrupolo alcuno a supportare più o meno sfacciatamente gruppi "amici". Recensioni gonfiate...pubblicità eccessiva... sono solo alcuni esempi. Hai mai pensato che la tua radio/webzine potesse essere un mezzo di supporto ulteriore per il tuo gruppo? O preferisci ispirarti a criteri di equità ponendo tutti sullo stesso livello?

Flavio: Indubbiamente Radio Riot è un ottimo mezzo di promozione per le Cose Perse, ma lo è allo stesso livello per gli altri gruppi: né di più, né di meno. Non faccio favoritismi perché non ce n'è bisogno: su RR, come dicevo sopra, diamo spazio a gruppi punk italiani, e le Cose Perse sono uno di questi.
Sicuramente abbiamo un vantaggio: occupandomi anch'io del sito ed essendo un membro del gruppo, sono sempre... aggiornato su quest'ultimo! e così ho la possibilità di mettere eventuali notizie "in diretta", o comunque in modo più veloce e preciso. E' un vantaggio, questo è sicuro, ma dedico lo stesso spazio che diamo a chiunque altro.


Le Cose Perse sono un gruppo che non ha una grandissima esperienza live, se escludi quella maturata nei concerti tra Roma e dintorni. In compenso ho notato che state facendo in modo di iniziare a suonare un po' in giro per l'Italia. Chi gestisce la vostra attività live? In base a quali criteri? Quanto avete intenzione di girare per suonare in giro?

Flavio: I concerti li ho organizzati tutti io tramite contatti con amici e conoscenti conosciuti nel corso degli anni grazie a Radio Riot: tutta gente straordinaria e disponibile. Non penso che ci metteremo mai sotto un'agenzia di booking, se è questo che intendi. Io studio, Mauro e Andrea lavorano,... non abbiamo proprio il tempo né la possibilità di girare frequentemente come altre band. La nostra, ripeto, è una passione, ma è solo una fetta dell'intera vita. Ci piacerebbe suonare molto in giro ma abbiamo uno stipendio da prendere o degli studi da terminare, tutte cose che consideriamo ugualmente importanti come la musica, anche se ovviamente partono da concezioni diverse.
Comunque abbiamo in mente di suonare il più possibile, concordemente con i nostri impegni. Stiamo pensando ad un futuro minitour in Sardegna...


In tutta onestà: quali sono i vostri punti deboli come band? Quali di questi ritieni migliorabili e qual, invece, pensi siano limiti difficilmente valicabili?

Flavio: Noi siamo il miglior gruppo del pianeta, quindi non abbiamo punti deboli. Ahahah, scherzo ovviamente ;) Probabilmente la nostra tecnica è ancora acerba, il sound da definire bene. Mi piace quello che suoniamo, lo trovo piuttosto particolare, ma ha bisogno di molti esercizi, applicazioni, ridefinizioni... di esperienza insomma. Limiti invalicabili... non penso ce ne siano, se non quelli legati alla nostra personalità: se per caso non riusciremo più a vedere i nostri errori allora sì che sarà un bel guaio.


Tanto per restare in tema di limiti difficilmente superabili per un gruppo che gravita nel circuito punk/hc: le disponibilità finanziarie sono spesso limitate, se non del tutto assenti. Questo è alla causa di tanti problemi. Voi come gestite le vostre spese? Quanto le vostre scelte risentono del fattore economico?

Flavio: Noi abbiamo scelto di non lucrare sulla nostra musica: siamo "artisti" liberi, la musica è una passione e preferiamo pagarci da vivere con altro. Mi piacerebbe far vivere la mia musica con la mia musica, cioè ricavare (dalla vendita dei dischi, dai concerti) quel minimo indispensabile per ripagarmi delle spese di registrazione, di viaggio, degli strumenti,... Niente più: nessun affitto da pagare con i dischi, nessun vestito comprato con il cachet. Questo vuol dire non sapere quanti soldi avrai per il prossimo disco, sacrifici (economici) da fare, qualche occasionale rinuncia... ma sappiamo bene che le cose stanno così. La musica è una cosa, il lavoro un'altra.
Poi beh, se un giorno saremo così fichi da vendere centomila copie... ben venga! Non sputerò in faccia ai soldi, ma stai sicuro che il nostro disco costerà la stessa cifra di "quando vendeva" 1000 copie.


Un altro degli handicap che la scarsità di mezzi finanziari induce è la pessima qualità di molte registrazioni. Non sono pochi i gruppi ai quali un demo mediocre non rende onore. Questa domanda te la faccio sia come redattore e factotum di Radio Riot che membro delle Cose Perse: sei più favorevole alla qualità dei dischi (a discapito ovviamente del numero, potendo essere in meno quelli che possono permetterseli) oppure credi che la scarsa qualità sia un piccolo ma necessario prezzo da pagare per la quantità di prodotti che oggi escono nel settore?

Flavio: Come membro di un gruppo è normale che mi piacerebbe dare alla luce un disco di qualità impeccabile, ma la mia modesta collezione di dischi mi mostra come titoli di eccezionale fattura possano essere grandi, stupefacenti, gargantueschi mucchi di... fuffa, e proporzionalmente dischi molto lo-fi sanno dimostrarsi eccentricamente geniali. Mi vengono in mente gli Altro di "Candore", tanto per citare un esempio, o i Belli Cosi di "Nuovo Rock Italiano".


Autoproduzione. Quanto conta nella vita delle Cose Perse? Quanti oggi hanno il coraggio di ribadirne i valori, e quanti la usano invece come paravento per la mancanza di validi contatti a livello discografico?

Flavio: Quanto conta non te lo so dire con facilità, ma posso dirti che i risultati di questo primo disco sono stati, secondo me, eccezionali! Prima di "Introspezione" non abbiamo messo niente in circolo (a parte le 20 copie del singolo autoprodotto), eppure a darci una mano in questo disco ci sono state ben 5 etichette (6, se consideriamo Radio Riot) di cui una bulgara! E non siamo neanche l'esempio più eclatante: i Kalashnikov, sono stati coprodotti da etichette indipendenti sparse tra Italia, Europa, Asia, Stati Uniti e America Latina. Un gruppo (di cui preferisco non fare il nome) mi disse che stando sotto l'etichetta (italiana) che fece uscire il loro primo CD, guadagnava 0,85 euro per ogni copia venduta, e il disco costava nei negozi 13,99 euro. Il nostro CD costa 5 euro (più eventuali spese postali): se vendessimo la metà delle copie stampate (quindi 250 copie) a 7 euro, non solo ci ripagheremmo interamente delle spese di registrazione e produzione, ma guadagneremmo 2 euro in più per ogni copia venduta, quindi 500 euro!
Se scegli di autoprodurti ti devi... produrre da solo! E' più faticoso, inizialmente più dispendioso (e non sempre), ma i risultati sono ottimi. Dipende da quanto e da cosa sei disposto a dare e a fare.


Parliamo un po' di scena e di influenze. Vorrei sapere a quali gruppi, per tecnica e per attitudine, le Cose Perse possono ritenersi debitrici, e quali invece - tra quelli attualmente in attività - potrebbero essere vostri partner ideali in concerti o split? Il tutto limitandolo alla scena italiana.

Flavio: Mi imbarazzano sempre questo tipo di domande, perché davvero non so con precisione chi ci ha influenzato... o meglio, io sono convinto che mi abbiano influenzato tutti i gruppi che ho ascoltato con attenzione: troppi per citarli tutti! La scena hardcore torinese degli anni '90 ha di sicuro avuto un ruolo fondamentale nel mio modo di pensare la musica che suono, questo sì, e forse come partner ideali ti citerei i Frammenti o i Belli Cosi... ma forse lo dico solo perché mi piacciono più degli altri ;) Comunque la domanda necessiterebbe una risposta da ognuno di noi: abbiamo gusti molto divergenti.


E per quanto riguarda la scena estera?

Flavio: Come sopra... ma pagherei per fare uno split con i Mars Volta! O_O


Stiamo parlando di scena. Che idea vi siete fatti di questa parola? Denota un qualcosa di vacuo oppure esiste una scena vera e propria? In tal caso, da chi e cosa è composta? Verso dove si sta dirigendo?

Flavio: La scena c'è. E di questo ne sono convinto. Il problema è: che tipo di scena c'è? Ora che il rock'n'roll, e con esso in gran parte il punk, sta vivendo la sua rinascita nel mercato musicale, si sono create nuovi tipi di scene, che non sempre viaggiano parallele. C'è poi l'evoluzione della tecnologia, la nascita delle nuove comunicazioni: tutti fattori che hanno dato generato una vera e propria mitosi della scena.
Una scena vacua... no dai, non direi. Forse non chiaramente definita: non si capisce chi c'è e chi non c'è, chi è in una e chi nell'altra, chi può suonare con chi e chi vuole suonare con chi. Forse si potrebbe venire a capo ragionandoci su in modo approfondito, ma non mi sembra lo spazio più consono né io credo di essere la persona più adatta.


I vostri testi affrontano tematiche poco usuali. Sono piuttosto monologhi introspettivi. Questa scelta penso sia frutto della volontà di distinguersi dal cliché del gruppo punk impegnato socialmente. Eppure il punk resta una forma musicale di impegno sociale, piuttosto che di intrattenimento. Le due forme sono conciliabili? In che modo?

Flavio: Ho letto un libro sull'hip-hop tempo fa, dove l'autore faceva un'interessante suddivisione di questa musica: la divideva tra musica d'espressione e musica d'intrattenimento. Io credo che il discorso possa essere ampliato a qualunque genere. I nostri testi sono frutto della nostra espressione: non scriviamo qualcosa pensando al parere della gente, all'effetto che avrà su chi l'ascolta e via dicendo. Sì, cerchiamo di essere molto empatici, di trasmettere sensazioni, ma è una scrittura personale, "come quando scrivi sul tuo diario" ha detto una volta Andrea, il nostro chitarrista. Non volevamo distinguerci dai cliché, anzi, abbiamo fatto quello che fanno tutti i gruppi che suonano "musica d'espressione": abbiamo scritto i testi giusti per noi. Così come i Dead Kennedys hanno attaccato Reagan, noi abbiamo parlato di noi; così come i Minor Threat hanno detto "non fumate, non bevete, non fottete", noi abbiamo detto "io sento questo, io provo questo, io penso questo". Intrattenimento ed espressione sono conciliabili, ma ti dirò che personalmente preferisco molto di più la seconda alla prima.


Un ultimo pensiero, o augurio, che vorreste fare a voi stessi. Grazie per la disponibilità.

Flavio: Ci auguriamo che veniate sul sito www.coseperse.it! ...ehm, dovevo pubblicizzarlo in qualche modo il nostro sito, no? ;P Grazie a te delle non poche domande che ci hai rivolto: è stato un piacere poter rispondere.

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