Tre - Radio Riot
Trovo che questo nuovo lavoro delle Cose Perse - gruppo che vede il nostro Pit al basso e voce - sia
particolarmente significativo, non tanto dal punto di vista strettamente musicale, quanto piuttosto
per il suo valore nel documentare un certo tipo di fenomeno culturale giovanile, legato alla scena
punk, e al modo in cui si è sviluppato nell'ultimo decennio nei paesi del mondo occidentale. Mi
riferisco in particolare ad una generazione (di cui io stesso faccio parte) che ora ha tra i venti e
i trent'anni, che - in molti casi - è venuta per la prima volta in contatto con la forma musicale
"punk" tramite MTV o altre realtà commerciali, magari sull'onda del revival a metà degli anni
novanta, ma che ha poi approfondito il discorso legato a questo tipo di attitudine, superando gli
aspetti solamente estetici (musica, abbigliamento, costume), per arrivare ad impegnarsi in una gamma
di attività e di iniziative più ampia (dall'organizzazione di concerti alla creazione di fanze e
webzine, dall'attivismo vegano alle esperienze di autogestione nei centri sociali,...).
La pratica del Do-It-Yourself è il catalizzatore che collega questi aspetti: liberando, da un lato,
la voglia di indipendenza così forte negli anni dell'adolescenza - ma soprattutto lasciando in
eredità una attitudine che va ben oltre un generico ribellismo giovanile: una consapevolezza che si
fa metodo, scelta di stile di vita, forma di pensiero e di azione.
Significativamente, le note di copertina spiegano proprio questo: che - per loro come per noi, e per
migliaia di altri in tutto il mondo - giunti al momento in cui non si è più teenager, ritrovandosi
improvvisamente a fare un bilancio tra le "cose perse" e quelle che invece sono rimaste, capisci che
hai ancora voglia di continuare a "fare punk" - ti rendi conto delle cento o mille cose che questo
significa, e scegli quella che senti tua.
A mio parere, "Tre" vuole innanzi tutto essere testimonianza di questo tipo di attitudine, documento di una scelta di "fare musica" non per ambizioni di lucro o di "fama", quanto per esprimersi liberamente: per comunicare - al di fuori di tutte le mode e di tutti i trend, sbattendosene di quali siano al momento il taglio di capelli o la taglia di pantaloni più adatti per "diventare famosi".
Dal punto di vista compositivo, le quattro tracce qui in scaletta denotano una discreta varietà di
ispirazione - potremmo dire che il baricentro musicale è situato su un certo hardcore melodico (in
cui possiamo cogliere reminiscenze di scuola Bad Religion accanto a riferimenti a gruppi italiani degli ultimi dieci-quindici anni), ma con puntate verso episodi dal sapore più "pop" oppure più marcatamente spinte. Nulla di stratosferico, intendiamoci: i pezzi in generale suonano bene, ma non mi fanno gridare al miracolo; ammiro l'onestà dei ragazzi nel suonare la loro musica, ma sarei
scorretto nei loro confronti (e nei confronti di voi che leggerete questa recensione, e anche di me
stesso) se ne caricassi di lodi sperticate le doti compositive, o se gonfiassi elogi dei vari pezzi.
L'iniziale L'Albero è forse il brano che - musicalmente - a me è piaciuto di meno: il giro l'ho trovato un po' troppo prevedibile, e le aperture del ritornello hanno un sapore quasi...
"parrocchiale". Fortunatamente, a risollevare il mio umore ci pensa già la traccia successiva Realtà Piacevole - tutto un altro tiro; e c'è anche un bell'inserto strumentale, che regala un tocco di atmosfera prima della cavalcata finale. Il terzo pezzo, Inverno, rielabora la melodia di una canzone dei Kalashnikov (citazione puntualmente segnalata nel booklet), sviluppandola con un piglio leggermente più aggressivo - laddove l'originale si muoveva diversamente, in maniera funzionale al carattere del testo. Chiude la scaletta Voi, che potremmo definire il pezzo più "politico" del lotto: a differenza dei brani precedenti (maggiormente orientati verso una dimensione personale ed esistenziale), qui i ragazzi dicono la loro riguardo un certo tipo di scena musicale che millanta una attitudine "punk" o "alternativa". E lo fanno con un pezzo in cui il cantato spicca per la straordinaria resa ritmica: da fare invidia a un gruppo hip-hop. I testi meritano in generale una menzione: si coglie lo sforzo di ricerca da cui nascono, e l'attenzione alla scrittura; anche se a tratti affiora qualche ingenuità ("Annichilendo su me stesso"?), si fa subito perdonare infilando una serie di trovate linguistiche d'effetto ("Assaporando l'anidride, soffocandovi con l'aria" - appunto). E anche l'interpretazione mi pare appropriata (urgente, ma senza mai deragliare).
Al di là di queste mie impressioni, vi consiglio di procurarvi questo CD; è un lavoro onesto, che
comunica qualcosa. Se non lo trovate in giro, potete scaricarlo gratis dal sito del gruppo:
www.coseperse.it
Marco
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