Nella luce delle 06:00 (si generano mostri)
"Odissea nella notte ultimo stadio", pensi un buon inizio e invece è fine e mo "sipario, senza cineprese", carica di offese - e ferite aperte, e ginocchia tese.
Posi le chitarre e vai di mix, è storia da trip, persi nei beat e nei bit, è un cheek to cheek con i geek della click, ma cì non manda male poi aquì e allora spingi così e bella zì per i three. Noi sopra e sotto la stoica calma dell'oceano, abbiamo dato molto e dunque adesso i fuochi creano ambientazioni in stile Braveheart, it's punk it's no-art, sa chi sta qua e vive in toto questa musica.
Poi si fa l'alba "nella luce delle 6.00 del mattino", finisce che si gioca a Guitar Hero col destino, è un assassinio del tempo, un grind sempre più lento, un occhio già semispento sul passato che è un momento. E' intento il nostro eroe della Mancha a combattere i mulini, dall'altra parte della lancia sta a districarsi come Houdini, incatenato ai suoi destini - pochi risvolti, ma molti casini.
Allora è "nebbia che sale su a banchi, prima che la porta del giorno si spalanchi", prima che i nemici diventino troppo stanchi, prima che 'ste rime si trasformino in gladi e brandi. Avran' di che dire: scrivere con le penne fino a farle morire, scrivere di ombre per vederle svanire. E' il lieto fine. E' il come dire. Esprimi rime. And that's amore.
Ma hanno capito, amico? Ti hanno colpito, amico? Perché altrimenti è solamente un'altra storia, un'altra piaga con all'interno un dito. Qui non c'è mica da credere: c'è da imparare - nessuna lezione, molte storie amare. E il gran finale è un affare da fare a fari spenti: o la va, o dietro di te ce ne sono altri venti. Pochi, troppo pochi per ripopolare la nazione. E' lo sterminio del '78 per l'ombra dello scorpione.
E il nuovo inizio lo sai dovrà essere rivoluzione, oppure ciò che si rischia è la nostra ultima estinzione.
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