s/t - Sow Dust
Tre. Tre come Flavio, Andrea e Mauretto (i componenti della band). "Tre" come il titolo dell’EP che me li fece conoscere e tre come gli anni che sono passati da quell'ultima uscita. Oggi la scena capitolina ci propone una nuova release di una delle sue band forse più talentuose, all’insegna del do it yourself e del punk-hardcore che "semprequelloèmacazzocipiacecosì". Le Cose Perse, signori, sono sulla scena punk peninsulare dall'ormai lontano (lontano?) 2001, anno in cui esordirono col classico demo. Da allora hanno all’attivo un paio di EP (“Vita” del 2003 e il già citato "Tre" del 2006) e un full lenght ("Introspezione" datato 2004), il che li ha fatti conoscere anche al di fuori del circuito Romano.
Personalmente, apprezzai molto l’EP che recensii nel 2006 e nutrivo una certa curiosità di vederli alla prova sulla lunga distanza. Curiosità che, lo ammetto, era accompagnata anche da una certa aspettativa.
Partiamo col dire che l’elemento di quell’EP che mi colpì maggiormente, i testi, non deludono. Ciò che hanno da dire le Cose Perse è sicuramente sopra la media del genere (una volta mi capitò di recensire una band che urlava "viva le vecchie senza i denti, ti fanno i pompini e non fanno male") e anche la maniera di esprimere i concetti risulta convincente e tagliente al punto giusto.
Se i testi ci sono, la musica li incornicia bene ed è innegabile una certa evoluzione tecnica che è avvenuta nel tempo trascorso dall’ultimo loro lavoro. Mi piacerebbe possedere anche i loro lavori più datati per apprezzare al meglio una evoluzione che sembra costante e lineare, una parabola cominciata nel 2001 ma che, a mio parere, deve ancora toccare il suo zenit. Con questo self titled (dall’artwork minimal molto bello) questi ragazzi laziali fanno infatti un importante passo verso l’obiettivo più ambito da qualunque artista, di qualunque genere : la personalità. Un sound riconoscibile, un proprio stile, un modo di approcciarsi alla musica che possa definirsi "unico" e che possa far nascere dei paragoni "al contrario", cioè non verranno più accostati ad altre band per definirne il genere, ma saranno loro ad essere paragonati per definire il genere suonato da altri gruppi.
Beh, certo la meta è ancora lontana, ma ciò che è certo è che le Cose Perse sono sulla buona strada e hanno dimostrato di sapersi migliorare in continuazione, lavorare sui punti deboli e rafforzare i punti forti. Il sound è aggressivo e tagliente, la tecnica è in continua evoluzione e le coordinate culturali sono più che interessanti. Interessantissima è infatti la cover di Lo Straniero, brano dei Sangue Misto su cui l’aggettivo "storico" non è forzato (Neffa ha fatto ben altro che La mia signorina, consigliamo di informarsi) e a cui vanno aggiunti i brani V per Vendetta (chiaro omaggio al celebre fumetto di Alan Moore e David Lloyd) e Ronin (altra celebre graphic novel, stavolta firmata Frank Miller).
Il connubio musica e testi raggiunge quindi con questo self-titled (o no-titled, a piacere) un ottimo livello e non fa che aumentare la curiosità per una prossima uscita che, se seguirà la crescita avvenuta fin’ora e non sarà troppo affrettata, potrà concorrere a pieno titolo come miglior lavoro italiano dell’anno, perlomeno per ciò che riguarda il punk-hc.
Ottimo lavoro insomma Cose Perse, il consiglio è di continuare così, mantenendo venature melodiche su una robusta impalcatura punk (magari infarcendola con contaminazioni rock‘n’roll o indie). It's a long way to the promise land cantava Greg Graffin. Questa strada, per le Cose Perse, è ora un po' meno lunga.
urka_marzurka
voto: 8/10
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